giovedì, 19 Settembre, 2019
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Anticipo TFS Dipendenti Pubblici, Statali e Pensionati: come funziona

Di anticipo del TFS se ne parla da lungo tempo, soprattutto perché è stata una possibilità negata ai dipendenti della Pubblica Amministrazione fino a pochissime settimane fa.

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È tuttavia palese che l’anticipo del TFS sia un aiuto economico per i dipendenti pubblici, statali e per i pensionati, perché da un lato consente di far fronte a spese impreviste, dall’altro di acquistare la prima casa o estinguerne il mutuo, o perché no mettere a posto debiti e oneri accumulati negli anni.

Senza contare che è un diritto dovuto come rimborso dopo lunghi decenni di lavoro.

Sempre più famiglie hanno difficoltà a far quadrare i conti, e sarebbe un errore pensare che ciò non valga se uno dei membri è un dipendente pubblico. Bastano un figlio all’università e un guasto all’automobile per far saltare il bilancio! In un quadro del genere si intuisce bene quanto la liquidità del TFS sia una boccata d’ossigeno per chi si ritrova con l’acqua alla gola.

Cerchiamo di scoprire insieme come funziona l’anticipo del TFS, facendo prima un utile excursus per illustrare quanto e quando dovrebbe esserti accreditato.

TFS: come funziona? A chi spetta?

Il Trattamento di Fine Servizio è la cosiddetta liquidazione o buonuscita che spetta ai dipendenti pubblici.

Non tutti i pensionati della pubblica amministrazione, tuttavia, riceveranno il TFS.

La liquidazione su base retributiva (lo vedremo meglio tra poco) vale infatti solo ai dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000.

Anticipo TFS Dipendenti Pubblici, Statali e Pensionati: come funziona

Chi è stato assunto dopo, tenendo sempre presente il vincolo del contratto a tempo indeterminato, percepirà il TFR, ossia il trattamento di fine rapporto, che invece viene calcolato su base contributiva; in sostanza, il TFR risulta meno “cospicuo” proprio per la differenza dei parametri di calcolo.

Approfondimento: anticipo TFR per dipendenti pubblici, statali e privati

Il legislatore ha previsto comunque delle eccezioni per il personale pubblico non contrattualizzato. Fanno parte di questa categoria alcune figure del mondo accademico (docenti e ricercatori universitari), chi ha carriere prefettizie e/o diplomatiche, i dipendenti del Parlamento e della Segreteria della Presidenza della Repubblica. Questi lavoratori continueranno a percepire il TFS.

Calcolo TFS al netto

Come abbiamo accennato, il calcolo del TFS è su base retributiva.

Ciò significa che il fattore principale per sapere a quanto ammonta avviene tenendo in considerazione gli stipendi dell’ultimo anno in servizio.

Calcolare il TFS è semplice

Calcolare il TFS è molto semplice:

  • calcola l’80% dell’ultimo stipendio lordo percepito;
  • dividi questa somma per 12;
  • moltiplicare l’importo che ti esce per il numero di anni di servizio previsti dalla legge.

Le frazioni di anno sono così determinate: 6 mesi o meno, non rientrano nel compiuto, più di 6 mesi valgono invece un’intera annualità.

Può essere utile sapere che per i periodi previdenzialmente scoperti è prevista la possibilità di versare contributi da riscatto, così da non “perdere” anni di laurea, formazione professionale, servizio di leva, disoccupazione durante lavori stagionali o discontinui.

È una procedura onerosa, bisogna dirlo, ma potrebbe valere la pena per coloro che sono entrati nella PA in età, tra molte virgolette, avanzata e si ritrovano a 60 anni con anni di servizio insufficienti per il pensionamento.

Questo calcolo vale per ogni categoria di lavoratori che ha diritto al TFS, come ad esempio docenti anche universitari, forze armate anche Carabinieri, dipendenti di enti locali come INPS, o del parastato, e così via.

Accredito TFS: tempistiche

Arriviamo qui ad una nota dolente: i tempi biblici. Possono passare anche quattro anni per ottenere l’intera somma che, lo sottolineiamo, spetta di diritto. Ma vediamo subito come la legge ha predisposto l’erogazione del TFS.

Entro 105 giorni

Il caso più breve è quello del TFS entro 105 giorni, legato però a condizioni su cui è meglio non contare: si ha la liquidazione entro circa tre mesi dal pensionamento in caso di decesso (si tratterebbe dunque di un beneficio agli eredi) o di fine del rapporto lavorativo per sopraggiunta inabilità.

Entro 12 / 24 mesi

Per pensioni di vecchiaia, pensioni anticipate e raggiungimento dei limiti di servizio si dovranno invece attendere 12 mesi, che salgono a 24 se il licenziamento è stato volontario.

Pagamento del TFS: come viene pagato?

Passiamo invece alle modalità di pagamento del TFS.

Requisiti maturati entro il 31 dicembre 2013

  • il TFS fino a 90.000 euro sono accreditati in un’unica soluzione;
  • TFS superiori a 90mila ma inferiori a 150mila euro prevedono invece due rate, la prima dopo un anno (90mila euro) e la seconda dopo due anni dal pensionamento;
  • se il TFS supera i 150mila euro si avranno tre rate, con la prima sempre da 90mila euro e la seconda da 60mila, ciascuna distanziata dall’altra di 12 mesi.

Requisiti maturati dal 1° gennaio 2014

I pensionati che hanno raggiunto i requisiti dal 1° gennaio 2014 hanno le stesse modalità di rateizzazione del TFS ma con importi diversi.

  • Il massimale per ottenere il TFS in un’unica soluzione è di 50mila euro;
  • le due rate sono pagate in caso di TFS compreso in una forbice da 50mila a 100mila euro;
  • le tre rate sono invece previste per importi superiori a 100mila euro. In quest’ultimo caso sia la prima che la seconda rata saranno da 50mila euro.

Anticipo TFS: le novità del 2019

Alla luce di queste lungaggini è chiaro come un anticipo del TFS possa essere importante per un neopensionato o per un lavoratore che si appresti alla messa a riposo. Sino a pochissimo tempo fa la legge aveva una falla in questo senso, perché proibiva categoricamente la possibilità di richiedere un anticipo. Discorso diverso invece per il settore privato, che contempla l’anticipo del TFR (peraltro in percentuale fino al 70% di quanto maturato sino al momento della domanda, dunque si parla di cifre consistenti). Insomma, dopo anni in cui si è chiesto che il pubblico venisse equiparato al privato, finalmente siamo giunti ad una nuova legge.

Con il decreto legge 4/2019, approvato il 29 gennaio scorso, è stato istituito il diritto anche per i dipendenti della PA di richiedere l’anticipo del TFS. La novità riguarda tutti, sia coloro che andranno in pensione con la Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi), sia coloro che matureranno i requisiti previsti dalla Legge Fornero (67 anni e almeno 20 di contributi) o andranno in pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne). Val la pena sottolineare che il decreto è retroattivo e interessa anche chi è già in pensione.

L’anticipo consiste in un finanziamento con tasso agevolato noto come cessione del quinto con TFS, reso possibile da un accordo siglato tra il Ministero e l’Abi (Associazione bancaria italiana). È prevista una detassazione del 7,5% sul valore della liquidazione. Non abbiamo ancora disponibile l’elenco degli istituti bancari convenzionati, che verosimilmente sarà diffuso entro fine maggio. Il decreto, infatti, deve essere convertito in legge entro 60 giorni dall’approvazione, e solo dopo questo termine sapremo tutti i dettagli.

Ma veniamo al succo: quanto si può richiedere come anticipo? Il testo specifica che si può presentare richiesta di finanziamento di una somma pari all’importo dell’indennità di fine servizio maturata, nella misura massima di 45mila euro; all’inizio il massimale era stato fissato a 30mila euro, ma fortunatamente si è raggiunta un’intesa per andare incontro alle esigenze dei lavoratori.

E i tempi? Anche in questo caso il Parlamento ha votato per una riduzione delle “ere geologiche” di cui sopra: il dipendente della PA (o meglio, ormai ex) potrà ottenere il finanziamento con l’anticipo del TFS entro 90 giorni dal pensionamento.

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