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Finanziamenti per start up

Una start-up è un’azienda di nuova costituzione, il cui business model e le idee alla base, sono tali da avere tutte le premesse per espandersi velocemente. Altra caratteristica tipica di una start up è che nasce per risolvere un problema a cui per ora non c’è soluzione o è inadeguata. Quindi lancia un nuovo servizio o un nuovo prodotto non presente sul mercato. Ma come ottenere finanziamenti per start up?

In effetti, questa domanda se la pongono quanti, soprattutto giovani imprenditori o tecnici specializzati, hanno sì delle ottime idee di fondo. Ma mancano di capitali. Quindi, cercano di reperirle tramite grandi società finanziarie o tramite le banche presentando il proprio progetto.

Oppure cercando di rientrare in bandi di concorso che regioni o comuni possono mettere in piedi grazie ai fondi europei, o comunque ai soldi messi a bilancio dai governi per tale scopo.

Sono nate comunque anche nuove modalitàdi accesso al credito. In questo articolo cercheremo di capire come funzionano i finanziamenti start up, quali sono i requisiti, come richiederli, ecc.

Come finanziare una start up?

In effetti, solitamente una start up è costituita da giovani che hanno tante idee ma pochi soldi. Ed in effetti, chissà quanti ottimi progetti sono rimasti chiusi nel cassetto per anni o non sono mai usciti per mancanza di fondi.

I modi per finanziare una start up sono tanti: dal tipico prestito ottenuto da parenti o amici, passando per la tradizionale richiesta ad una banca o ad una società finanziaria, fino alle più moderne possibilità offerte da crowfunding o incubatori di accelerazione per startup.

La necessità di finanziarsi sovviene quando per mettere in campo le idee servono acquisti importanti, come quello di macchinari, materie prime, la scelta di un locale, la retribuzione ai dipendenti, ecc. Quindi, quando l’attività della start up non è affidata esclusivamente all’online e si limita giusto ai fondatori, ma richiede anche dei beni materiali e dei dipendenti.

Vediamo di seguito le principali alternative per chiedere finanziamenti per start up (tralasciando il classico prestito ottenuto da parenti o amici):

Le istituzioni

Un’opzione concreta ormai anche in Italia per ottenere finanziamenti per start up è quella di rivolgersi alle istituzioni. Dato che ormai, grazie soprattutto alla spinta dei fondi europei degli ultimi 20 anni (mentre negli Usa questa modalità esiste da decenni) al fine di incentivare la creazione di startup innovative e dare lavoro così ai giovani, finanziano dei progetti.

Per esempio, l’Agenzia per lo sviluppo propone mutui a tasso zero per il 70% dell’investimento. Che possono aumentare se l’azienda nascente è fondata da Under 35 o da donne. Proprio per ovviare alla disoccupazione atavica sofferta da queste categorie sociali, specie al Sud.

A riprova di ciò anche il fatto che i co-founders di una start-up residenti in alcune zone d’Italia considerate economicamente “depresse” (come Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) ottengono finanziamenti a fondo perduto pari al 20% del mutuo.

Inoltre, queste nuove aziende hanno la possibilità di avere dei servizi di assistenza per la fase di avvio.

Quindi, soprattutto se si è del Sud, giovani e donne ci sono ottime possibilità di ottenere prestiti (anche in parte a fondo perduto) per il proprio progetto.

Banche e società finanziarie

Le banche invece tendono meno a rischiare il proprio capitale per progetti senza certezze di funzionare, salvo il caso di prestiti concessi con la firma di un garante che si accolli eventuali insolvenze del sottoscrivente.

Quindi, occorre quasi sicuramente farsi affiancare da una persona disposta ad accollarsi il rischio con e per noi.

Tra le banche più attive nel concedere finanziamenti per start up troviamo Unicredit e Intesa Sanpaolo. Mentre per le società finanziarie interessanti sono Combass e Findomestic.

Business Angels

Una nuova figura è poi quella dei Business Angels, che fornisce non solo finanziamenti, ma anche supporto tecnico per la creazione delle nuove imprese.

Si tratta di professionisti che hanno esperienza nel settore perchè vi hanno già lavorato in passato o sono ancora attivi. Ma intendono anche mettersi in gioco per le persone emergenti e magari ottenere un proprio tornaconto. Il tutto, non solo offrendo capitali ma, come detto, anche il proprio supporto tecnico.

Sicuramente per la startup c’è un duplice vantaggio: si ottiene un finanziamento ma, al contempo, anche supporto tecnico.

Questa figura è diventata talmente solida che si è formata una confederazione di Business Angels in Italia e l’associazione di settore in Europa che si occupano di condividere le informazioni rilevanti per questa categoria di investitori.

La figura del Business Angel non va però confusa con le venture capital che vedremo di seguito.

Venture capital

Le Venture capital sono infatti società considerabili colossi finanziari o comunque importanti società finanziarie, che decidono di rischiare il proprio capitale per vedere realizzato un progetto. Tuttavia, si distinguono dal fatto che i capitali li mettono successivamente, quando la società è già avviata, acquisendo delle quote. Dunque non per vederla nascere. Pertanto hanno già un’idea di come la società sta operando seppur sia ancora agli inizi.

Quindi, rispetto al Business Angel non danno supporto tecnico e sono finanziatori “più freddi”. Che entrano nel progetto semplicemente perché hanno fiutato l’affare e intendono sostenerlo. E generalmente ci riescono, mettendoci lo zampino. Si pensi a casi come Instagram, Twitter, WhatsApp, Facebook, Spotify, AirBnb, Google e in Italia Tiscali.

Occorre poi parlare di Corporate Venture Capital (CVC) per le attività di investimento in capitale di rischio, secondo le stesse logiche del venture capital, da parte di un’azienda. La differenza però è sostanziale:

  • nel caso di una Corporate Venture Capital i capitali utilizzati per le attività d’investimento sono spesso provenienti dal capitale della capogruppo
  • nel caso di una Venture Capital viene attribuito un capitale alla società separata

Incubatori di start up

Un altro modo per farsi finanziare è quello di entrare negli incubatori di startup, solitamente pubblici ma anche privati. Come funzionano? Dopo una selezione iniziale, l’incubatore aiuta la startup a costruire il progetto e dare così vita all’azienda vera e propria, affiancandola nel percorso iniziale.

Siamo quindi dinanzi ad un modo nuovo per ottenere finanziamenti sorto di fatto con il crescere di richieste di nascenti start up. Fenomeno di fatto cresciuto con l’avvento di internet dove l’innovazione è costante e permanente

Crowdfunding

Crowdfunding deriva dall’unione di due termini, che insieme spiegano da soli cos’è questa modalità di finanziamento:

  • crowd: «folla»
  • funding: «finanziamento»

La traduzione potrebbe essere finanziamento collettivo, e si tratta di piattaforme sulle quali persone che vogliono investire capitali su progetti nuovi decidono di iscriversi e dare la loro disponibilità. Ottenendo poi quote societarie delle stesse imprese. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.

Ovviamente ci sono dei rischi sia per chi presta denaro che per chi lo riceve, oltre a dei costi per quest’ultimo sul denaro ottenuto. Entrambe le parti devono comunque valutare bene la situazione e rivolgersi sempre a piattaforme accreditate e non in odore di truffa.

Social landing

Il social landing è un’altra forma di finanziamento emersa in anni più recenti. Simile al precedente, si tratta quindi sempre di piattaforme che fungono da ponte tra chi vuole investire capitali in progetti e chi li richiede.

Ad ogni richiedente viene assegnato un rating, cioè un livello di affidabilità, interrogando le centrali rischi private, proprio come fanno banche e finanziarie. Più il livello è scadente e più i tassi di interesse per i prestatori sono alti per compensare il rischio. Il prestito viene erogato dopo un’analisi della documentazione fornita dal richiedente.

Ogni prestatore di denaro si vedrà poi tornare il capitale concesso in rate mensili aumentate di un tasso di interesse specifico e fisso, in base alle proprie scelte. E’ la stessa piattaforma a garantire che il denaro torni ai creditori, attivando diversamente i programmi di recupero credito previsti.

Ottimo anche il servizio offerto da Younited Credit (QUI il Sito Ufficiale).

Finanziamenti per start up: requisiti necessari

Quali sono i requisiti per ottenere finanziamenti per start up? Diciamo che dipende da caso a caso. Soprattutto, in base a chi abbiamo deciso di rivolgerci.

Certo, in linea di massima, che si tratti di uno zio o di una Venture Capital a cui ci siamo rivolti, servirà essere credibili con un progetto valido. Dunque, possiamo dire che il primo documento da esibire, e quindi, il bigliettino da visita, sia quello di un business plan dettagliato.

Gli altri documenti/requisiti invece dipenderanno da altri fattori, quali:

  1. soluzione scelta
  2. tipo di attività da avviare
  3. appartenenza a categorie agevolate (come detto giovani Under 35, donne e/o provenienti dal centro-sud)

Comunque, se ci si vuole affidare a bandi pubblici, negli stessi saranno indicati i documenti da esibire e i requisiti necessari, mentre le banche ve li diranno al momento della richiesta. Se ci si rivolge a privati, di solito occorre mostrare tutto il business model che si vuole creare o che si è già avviato.

Mentre per le piattaforme di crowfounding le regole variano da caso a caso, ma anche qui generalmente dovrete caricare sicuramente un business plan dettagliato e convincente (ma soprattutto realistico, senza dire balle che poi col tempo si rivolteranno contro) e i vostridati personali.

Scopri meglio il servizio offerto da Younited Credit (QUI il Sito Ufficiale).

Finanziamenti di Start up per giovani e donne

Dedichiamo un paragrafo a parte per i giovani e le donne, giacché abbiamo visto che generalmente hanno un occhio di riguardo per quanto concerne i finanziamenti pubblici. Visto che le statistiche riguardo la disoccupazione sono da anni negativi nei loro confronti in modo atavico. Con una media nazionale intorno al 40%, ma che nel profondo sud finisce anche per toccare il 60%.

Certo, molto è cambiato con l’introduzione di molti contratti di lavoro mirati proprio per l’assunzione più facilitata dei giovani (soprattutto Under 30), mentre le donne fanno ancora difficoltà perché devono scegliere tra l’essere mamme o lavoratrici e per alcune pesanti discriminazioni che ancora persistono in certi settori.

A livello nazionale un’importante fetta di finanziamenti per start up innovative, viene messa in campo con la Smart&Start (come referente rimane Invitalia), e la Cassa Depositi e Prestiti. Mentre a livello Regionale tutto dipende dalle delibere delle amministrazioni locali, quindi anche dall’efficienza e dalla bravura di chi risiede nei convessi locali (spesso deficitarie in questo)

Per restare sempre aggiornati, e poter individuare i bandi aperti localmente, si può accedere al nuovo portale lanciato dal Warrant Group denominato Warrant Hub, che aggiorna ogni giorno la situazione in Italia. Il sito è estremamente user-friendly, quindi la ricerca è piuttosto semplice.

Basta selezionare la Regione di interesse e vedere se ci sono dei bandi attivi. Viene specificato il referente e la data di scadenza per fare domanda. Nei regolamenti viene pure specificata la percentuale riservata a giovani e donne.

In alternativa, occorre recarsi sul sito della propria regione di riferimento e cercare la sezione relativa a Bandi, concorsi e avvisi. Ormai gli enti locali hanno anche profili Social dove rendono note le iniziative.

Finanziamenti per start up a fondo perduto: cosa sono

Ci sono poi ulteriori agevolazioni, come detto prima, per quelle regioni denominante “depresse” giacché offrono scarse opportunità lavorative e di avviare un’impresa individuale. Da anni i governi che si susseguono concedono fondi per il loro rilancio, sebbene spesso manchino i dovuti controlli al fine di individuare se effettivamente poi il denaro sia stato utilizzato per lo scopo originario.

Tali regioni concedono di solito dei finanziamenti in parte o totalmente “a fondo perduto”. Ciò significa che chi li riceve non ha poi l’onere di restituirli. Uno strumento spesso criticato proprio per le ragioni di cui sopra.

Giusto sarebbe improntare dei cambiamenti strutturali di certe zone, anziché erogare fondi a pioggia di tanto in tanto.

Detto questo, vediamo quali sono le regioni che solitamente concedono denaro a fondo perduto:

  • Abruzzo
  • Basilicata
  • Calabria
  • Campania
  • Molise
  • Puglia
  • Sardegna
  • Sicilia

Come si può facilmente evincere, si tratta quasi di tutte le regioni del sud e due del centro.

Conclusioni: come finanziare una start up nel 2022

Le start up sono società che nascono per offrire un servizio innovativo in più settori, sebbene dominino la telefonia mobile e la green economy.

Quasi sempre hanno necessità di ottenere finanziamenti per nascere o per ampliarsi e le modalità di ottenere prestiti sono varie. Si va dalla banche alle istituzioni pubbliche, passando per i colossi finanziari fino alle moderne piattaforme online.

Ogni modalità ha propri vantaggi e svantaggi, nonché requisiti particolari. Abbiamo anche visto come per i giovani e per le donne ci sia un occhio di riguardo per mitigare il problema della disoccupazione che colpisce queste categorie sociali.