mercoledì, 15 agosto, 2018
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Licenziamento periodo di prova: quando è legittimo e quando illegittimo

Il licenziamento del lavoratore, in Italia, è soggetto ad una disciplina molto rigorosa, che tende a proteggere il dipendente senza però danneggiare il datore di lavoro. Delle considerazioni molto particolari devono essere fatte nel caso di licenziamento durante il periodo di prova: quando è legittimo? Quando, invece, non si può fare?

Il periodo di prova, cos’è

Per capire come funziona il licenziamento periodo di prova, dobbiamo prima conoscere bene che cos’è un periodo di prova. Si tratta, in sostanza, di un arco di tempo durante il quale il dipendente è in prova presso un’azienda, la quale ha il diritto di valutarne l’utilità all’interno del ciclo produttivo.

Al termine del periodo di prova il datore di lavoro può decidere di recedere dal contratto, senza penali. Si parla, in maniera non totalmente esatta, di licenziamento alla fine del periodo di prova.

Licenziamento periodo di prova, quando è legittimo

Il datore di lavoro può licenziare il suo dipendente in prova, ovvero può recedere, solo e soltanto alla scadenza del contratto, non prima. Dal momento in cui la prova termina, il datore di lavoro può decidere di non rinnovare il contratto, per qualsivoglia motivo. Pertanto, non è necessario che ci sia per forza una giusta causa (cosa fondamentale, invece, in un contratto di lavoro classico).

La condizione fondamentale per poter licenziare il lavoratore alla fine della prova, cioè di non rinnovargli il contratto, è che il contratto stesso sia stato stipulato per iscritto e venga accettato dal lavoratore. Se così non è, cioè se il contratto di lavoro temporaneo (in prova) è illegittimo, il lavoratore si considera assunto a tempo indeterminato, dunque per il suo licenziamento valgono tutte le norme relative al licenziamento di un qualunque lavoratore.

Quando è illegittimo licenziare un dipendente in prova

Il datore di lavoro non può licenziare legittimamente il dipendente in prova se quest’ultimo non è stato messo in condizioni tali da svolgere le mansioni previste nel contratto di lavoro temporaneo. Cioè, se il contratto di lavoro è stato stipulato per lo svolgimento di un dato lavoro, mentre in realtà il lavoratore svolge delle mansioni completamente differenti.

Inoltre, un contratto di lavoro di prova è considerato nullo se avviene per la seconda volta tra le stesse parti. Dal momento in cui un dipendente viene assunto con un contratto di prova, egli non potrà più essere assunto con lo stesso contratto perché è possibile che ci sia uno ed un solo periodo di prova. Il secondo contratto in prova, dunque, è illegittimo.

Al contrario, si può stipulare un nuovo contratto in prova se, dopo la stipula del primo contratto, sono sopraggiunte delle cause e delle condizioni tali da giustificare una nuova prova: ad esempio, un’invalidità temporanea o permanente tale da giustificare dei dubbi circa la capacità di svolgere quel dato lavoro.

Il patto di prova è nullo anche se non sono indicate delle mansioni ben precise da svolgere. In questo caso, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato.

La legge è intervenuta anche a specificare che non è possibile licenziare un dipendente in periodo di prova se la durata dello stesso è troppo breve, talmente tanto da rendere di fatto impossibile giudicare le reali capacità del lavoratore.

Quando è possibile licenziare il lavoratore prima della fine del contratto di prova

La legge dà al datore di lavoro la possibilità di licenziare un dipendente, prima della scadenza del contratto di lavoro, se nel frattempo è sopraggiunta una giusta causa. Ad esempio, se il dipendente si presenta in ritardo, o viene colto a rubare, può essere licenziato senza preavviso e prima della fine del rapporto di lavoro temporaneo.

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