lunedì, 12 Agosto, 2019
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Quanto guadagna un infermiere in Italia: stipendio settore pubblico e privato 2019 a confronto

Quella dell’infermiere è una professione sempre più richiesta: che sia nel settore della sanità pubblica, nel privato o a chiamata, i compiti e le responsabilità degli infermieri si sono moltiplicati, e l’attuale retribuzione è oggetto di acceso dibattito, risultando tra le più basse in Europa nonostante le recenti modifiche al CCNL Sanità.

Scopriamo insieme quanto guadagna un infermiere in Italia a seconda del suo luogo d’impiego, cifre aggiornate in base al suddetto contratto del febbraio 2018 entrato in vigore il primo maggio dello stesso anno.

Si noterà una grande variabilità di salario, anche all’interno del pubblico, poiché persino negli ospedali la stessa professione ha inquadramenti contrattuali diversi; non è ad esempio raro il caso di infermieri assunti tramite cooperative.

Stipendio infermiere nel settore pubblico

Tutti gli infermieri assunti presso gli ospedali appartengono da qualche anno alla categoria retributiva D, suddivisa al suo interno in 7 livelli.

La progressione, dalla D alla D6, avviene semplicemente per anzianità; in pratica, lo scatto avviene in automatico ogni 5 anni di servizio.

Gli stipendi annui lordi sono:

  • D, 23.074,40 euro
  • D1, 23.919, 59 euro
  • D2, 24.689,32 euro
  • D3, 25.454,35 euro
  • D4, 26.225,40 euro
  • D5, 26.225, 40 euro
  • D6, 27.990,10 euro

Questi gli importi per 36 ore di lavoro settimanali, con almeno 11 ore di riposo continuato tra un turno e l’altro. Sulla carta, ovviamente, ma vanno considerate le tante ore di straordinario che, per carenza di personale, sono praticamente all’ordine del giorno. Tale surplus viene pagato con una maggiorazione del 15% se effettuato in orario diurno, del 30% per festivi o notturni (dalle 22 alle 6) e del 50% per i notturni festivi.

Un infermiere non può superare le 180 ore di straordinario l’anno, ma è prevista una flessibilità fino a 250 in casi eccezionali (che, per lo stato degli ospedali italiani, non sono rari).

Ulteriori entrate che possiamo aggiungere allo stipendio base riguardano la reperibilità o pronta disponibilità. Dalle 4 alle 11 ore viene corrisposta una maggiorazione del 10%, mentre dalle 12 ore in poi si percepiscono 20,66 euro lordi.

Tra le indennità va annoverata anche quella giornaliera di 4,49 euro nel caso di servizio articolato su 3 turni; viene erogata a patto che ci sia un’effettiva rotazione equilibrata che garantisca una giusta ripartizione tra turni mattutini, pomeridiani e notturni. Se invece il lavoro è articolato su 2 turni, tale indennità si dimezza a 2,07 euro.

Per alcune unità operative particolari sono inoltre dovuti alcuni indennizzi. Al personale impiegato in sala operatoria, terapia intensiva, terapia sub-intensiva e servizio di nefrologia e dialisi il SSN corrisponde 4,13 euro al giorno. La quota sale a 5,16 euro per coloro che lavorano presso il servizio di malattie infettive (e discipline equipollenti), SERT e assistenza domiciliare. Coloro che operano su un solo turno ricevono invece solo 28,41 euro lordi al mese.

Stipendio infermiere nel settore privato

In generale lo stipendio di un infermiere impiegato nel privato non si discosta di molto rispetto a quello dei colleghi che operano nel pubblico, attestandosi su una media di 1.500 euro netti mensili.

Qualche differenza però la si trova anche qui. Ad esempio chi è impiegato in aree critiche, come ad esempio gli infermieri di pronto soccorso e terapia intensiva, possono arrivare ai 2.000 euro al mese; al contrario chi è alle dipendenze di Onlus cooperative, pur potendo svolgere la professione in ospedali pubblici, percepisce circa 1.000 euro al mese.

Retribuzione infermiere libero professionista

Una terza via per lavorare come infermiere è quella di aprire una partita IVA e iscriversi all’Enpapi, così da potere svolgere il lavoro in qualità di libero professionista.

Anche in questo settore le cose sono cambiate, a partire dalla legge 27/2012 che ha abrogato i tariffari; sono allora gli infermieri stessi a dover determinare la propria parcella, seguendo delle norme precisate nella suddetta legge, ma non è sempre facile stabilire quale sia il giusto compenso.

L’infermiere deve quindi rifarsi al parametratore di valore medio di liquidazione, uscito come supplemento ordinario 38/L alla Gazzetta Ufficiale del 29 agosto 2016. Qui le presetazioni sono divise in due categorie: le T (prestazioni a prevalente contenuto tecnico scientifico), il cui costo indicato può essere aumentato fino al 25%, e le R (prestazioni a prevalente contenuto educativo relazionale, aumentabili invece sino al 100%.

Naturalmente parlare di vero e proprio stipendio non è possibile per i liberi professionisti, e neppure di guadagno medio; chiaramente un infermiere che ha un giro di pazienti solido può avere maggiori soddisfazioni economiche rispetto ai colleghi dipendenti, ma di contro si valuti l’assenza di straordinari, malattie e ferie pagate.

Insomma, tutti gli oneri che spettano ai lavoratori autonomi di qualunque settore. Senza contare che, ad esempio, un giovane neolaureato potrebbe far fatica a farsi conoscere e ottenere la fiducia di potenziali pazienti, mancando di esperienza pratica se non quella svolta durante il tirocinio (che comunque avviene sotto continuo monitoraggio.

Diventare infermiere: come fare

Partiamo dal presupposto che uno stipendio di circa 2.000 euro al mese può essere allettante per tanti giovani (o ex giovani) che si trovano a fare i conti con licenziamenti improvvisi, stage non retribuiti e un mercato del lavoro saturo. Tuttavia la complessità del ruolo, le responsabilità, la fatica dei turni e degli straordinari cui si è sottoposto negli ospedali e nelle cliniche, le incognite della strada della libera professione richiedono un requisito fondamentale: una dedizione assoluta alla cura e all’assistenza degli altri. Può forse sembrare romanzato parlare di vocazione, ma questo è uno dei casi in cui, se manca, si dura poco.

Percorso di studi per infermieri

Già a partire dal percorso di studi universitari, che è a numero chiuso; per iscriversi occorre passare una selezione piuttosto dura, che consiste in un test a risposta multipla su fisica, logica, matematica, cultura generale, chimica e biologia. Pochi posti e moltissimi candidati, che per di più stanno aumentando negli ultimi anni.

Durante la laurea triennale si riceve una preparazione teorica e pratica: tante sono le ore di tirocinio, da incastrare con i corsi a frequenza obbligatoria e lo studio per gli esami. Insomma, è una carriera impegnativa già agli esordi.

Post laurea

Dopo la laurea, che consta anche di un esame di abilitazione, si è a tutti gli effetti infermieri, pronti per inviare curriculum e partecipare ai bandi ospedalieri. Esistono tuttavia anche lauree magistrali, della durata di due anni, che consentono di avere una formazione di livello avanzato per occupare posti dirigenziali e assistenziali, nonché proseguire ulteriormente con un dottorato di ricerca.

Certamente diventare infermiere garantisce un’occupazione capace di soddisfare il lato umano e quello economico, nonostante, come detto all’inizio, lo stipendio medio sia davvero sproporzionato rispetto all’impegno e alle competenze del ruolo. I sindacati premono da tempo per un ulteriore adeguamento del CCNL, quindi potrebbero esserci nei prossimi anni piacevoli novità per gli occupati e gli aspiranti tali.

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